martedì 28 dicembre 2010
venerdì 22 ottobre 2010
Elogio dell'egoismo
La psicologa: «E' un errore fare cose che ci rendono infelici pur di non scontentare amici e familiari» «Se non ottieni ciò che vuoi dalla vita, non volgerti indietro, non additare nessuno, non cercare intorno a te, ma guardati allo specchio: lì troverai l'unico responsabile e anche il solo in grado di porvi rimedio». Elena Orlandi, psicologa della formazione, ha scritto un libro («Licenza di chissenefrega! Guida pratica per onesti egoisti», Collana Varia Selfhelp, De Agostini, 14 euro, 256 pagine) per spiegare esattamente questo: che cambiare è difficile, ma non impossibile. Ognuno di noi però, pensa la dottoressa Orlandi, dovrebbe lasciar perdere le risposte di circostanza (per l'appunto il «chissenefrega» di chi si arrende prematuramente) per imparare ad essere sincero con se stesso.
«Ho visto, attraverso gli anni, una casistica considerevole di persone che soffrono perché non si sentono libere di esprimersi. Che si sentono costrette, per non scontentare amici figli mogli fidanzate colleghi, a fare cose che non li rendono felici. Ma quando una persona riesce finalmente a ammettere che a volte accontentare un altro significa scontentare noi stessi, quando una persona finalmente riesce a conquistare l’affermazione di sé riesce a stare bene». Il problema, sostiene la dottoressa, è che «quando noi ci mettiamo da parte, perdiamo il contatto con chi siamo: e lì nascono le difficoltà. Non è facile essere egoisti nella nostra società, nella nostra cultura. Ci vuole un gran lavoro su sé stessi per smettere di sacrificare la propria serenità».
Da un articolo di Matteo Persivale pubblicato sul Corriere della Sera, 22 ottobre 2010
"Wanderer above the mists", by Friedrich, 1818
giovedì 21 ottobre 2010
Come Washington vuole riprendersi l'America Latina
PERCHE’ NON CI ARRIVANO NOTIZIE DALL’AMERICA LATINA? Media mondiali VS America Latina.
Ci chiediamo mai perché quello è un mondo che da qui proprio non si conosce???
Ne sappiamo davvero poco, e quel poco che ci fanno arrivare ci disegna un’immagine per nulla rassicurante e decisamente molto confusionaria.
No, qui in Europa notizie da quella grande metà di continente proprio non arrivano. Notizie? Lotte, conquiste, avvenimenti, andamenti politici globali,…
Ovviamente la risposta è più che banale, basta buttare un occhio sui chi possiede e manovra i media di massa e sui nostri “amichetti” statunitensi, russi o cinesi (tanto per dirne alcuni), attorno ai quali scodinzoliamo penosamente.
Cosa accade laggiù?
Un minuscolo tentativo di risposta provo a farlo aprendo il topic con una descrizione (critica) di un fatto di questi giorni, capiamone cascandoci in medias res:
[estratto dall’editoriale di “latino America” del 1 ott 2010]
Gli avvenimenti di Quito, dopo l’ennesima settimana di demonizzazione dell’America latina integrazionista da parte dei grandi media mondiali, rimettono in maniera chiara come il sole, per chiunque sia in buona fede, le cose al loro posto. Come ha affermato nella notte il Presidente brasiliano Lula ancora una volta è stato testimoniato che non è la sinistra ad attentare alla democrazia in America latina. La sinistra, i governi integrazionisti che stanno riscattando il Continente dalla notte neoliberale, sono la democrazia in America latina. Lula stesso e Dilma Rousseff, Hugo Chávez, Cristina Fernández, Rafael Correa, Pepe Mujica, Evo Morales, perfino Cuba, per quanti errori possano aver compiuto e continueranno a compiere, stanno dalla parte dei popoli che vogliono riprendersi la storia, vogliono una vita più dignitosa e stanno ridando un senso a parole d’ordine in Europa dimenticate come uguaglianza e giustizia sociale.
E’ invece la destra ad attentare sempre alla democrazia in America latina, come ha dimostrato in Venezuela, in Honduras, in Ecuador con i colpi di stato e in in Bolivia col secessionismo, partendo da quello strumento goebblesiano che in tutti i paesi prende la forma del complesso mediatico commerciale.
E’ sotto gli occhi di tutti quanto è avvenuto questa settimana. I media commerciali di tutto il continente, ma anche europei ed italiani, si sono dedicati sistematicamente a demonizzare i governi democratici di Brasile e Venezuela. Il primo, con all’attivo forse il più positivo bilancio al mondo perfino in termini di crescita capitalista dal 2003 in avanti, il secondo che ha appena vinto con maggioranza assoluta le elezioni parlamentari, sono stati costantemente sotto tiro. Nel caso venezuelano la vittoria è stata ridicolamente e sistematicamente presentata come una sconfitta e una campana a morto per il governo bolivariano. Anche sull’Ecuador i disinformatori sono al lavoro: “tranquilli non è un golpe” hanno sviato tutto il giorno e anche adesso occultano evidenze, testimonianze e prove per presentare il complotto come un semplice conflitto sindacale sfuggito di mano per focosità naturale (sic) delle popolazioni andine.
Conflitto sindacale un corno! Le parole e i fatti devono avere ancora un senso, anche per chi di mestiere lavora sempre per edulcorare. Il presidente è stato malmenato, colpito con gas lacrimogeni, infine sequestrato per 11 ore in un’ospedale all’interno di una caserma, con almeno un tentativo solido di portarlo altrove, frustrato solo perché nel frattempo migliaia di cittadini avevano circondato la caserma, riproducendo per molti versi l’epopea dei giorni dell’aprile 2002 in Venezuela, quando il popolo si sollevò contro il golpe riportando Hugo Chávez a Miraflores. Il popolo pacifico che non accetta più la prepotenza è la cifra dell’America latina del XXI secolo. Anche dove la violenza infine trionfa, come è successo in Honduras, nessuno abbassa più la testa.>>
E noi proprio questo dovremmo imparare dall’America Latina…lezioni di dignità e di democrazia, che noi popoli avanzati da un pezzo abbiamo perso per strada, nei compromessi e nella corruzione del fagocitante imperialismo moderno.
<<LatinoAmerica
I lettori, che ci auguriamo numerosi, troveranno nelle pagine di Latinoamerica una informazione attenta, la voce di molti dei protagonisti della cultura, delle arti, della musica, dello sport del continente latinoamericano, testimonianze e documenti sulla storia, la società e la gestione politica di circa venti paesi del subcontinente e gli intrecci con gli interessi e con le tragedie del resto del mondo.
E potranno dialogare con noi attraverso il sito di Gianni Minà (www.giannimina.it) che della rivista è l'entusiasta promotore e la cui esperienza latinoamericana è nota a tutti.>>
Sito web: http://www.giannimina-latinoamerica.it/
Sul sito Sul sito si trovano gli EDITORIALI scritti da Minà ed è disponibile una versione ridotta dimostrativa di Latinoamerica (Rivista n° 110-111 Ridotta: http://www.giannimina-latinoamerica.it/pdf/110-111_demo.pdf).
La rivista è un TRIMESTRALE di circa 200 pagine, SENZA PUBBLICITA’, è praticamente un libro di raccolta articoli che portano a firma di giornalisti, filosofi, studiosi, inviati, corrispondenti stranieri, esperti, sociologi, economisti, latinomericanisti, ambasciatori, saggisti, cantautori, intellettuali, professori, eccetera.
Si trova nelle (quasi tutte) FELTRINELLI e nelle librerie INDIPENDENTI, ad un prezzo di 13euro.
Se la trovate prendetene una copia, ne vale davvero la pena.
Leggendo, piano piano si cominciano a riconoscere e collocare al loro posto i pezzi di un enorme puzzle geopolitico complicato e ramificato dal quale non si può prescindere per capire in che mondo viviamo.
Qui il link dell’interessantissimo editoriale di Minà del numero che ho acquistato: http://www.giannimina-latinoamerica.it/editoriali/608-quale-sara-la-nuova-scusa-per-continuare-ad-angariare-cuba
Nella rivista si dà moltissima importanza alla realtà cubana, spesso analizzata, come in questo editoriale: "Quello della Revoluciòn non è mai stato un Paese rassegnato. Non è come l’Italia attuale, senza orgoglio e senza dignità"
Siccome il resto della rivista non è ovviamente disponibile on line posto io alcuni articoli, che ho appositamente scansionato (cliccare sull'immagine per ingrandirla e leggerne il testo):
venerdì 15 ottobre 2010
"Che Guevara - inchiesta su un mito": documentario di Roberto Savio
Parte I - Nascita di un guerrigliero
CHE GUEVARA - Inchiesta su un mito
PARTE I: Nascita di un guerrigliero
di Roberto Savio
Riprese filmate di Franco Lazzaretti e di Giorgio Attenni, Antonio Eguino, Aldo Scarpa.
Hanno collaborato: Danilo Baroncini, Dina Nascetti, Empedocle Maffia.
Montaggio di Luciano Benedetti.
Documentario inedito in tre parti realizzato da Roberto Savio (giornalista, corrispondente della RAI per l’America Latina) nel 1972.
Un'inchiesta sul Che con intervista al soldato che lo uccise.
Parte II - Le cause del fallimento
Parte III - Morte di un guerrigliero









